Lago di Tovel. Un ricordo amaranto

Poniamo che domattina io metta nel cortile un sacchetto di diamanti e lo lasci li, tranquillo, per un paio di giorni. Che poi lo tolga e inizi a riempire le vie del paese con scritte che invitino a visitare il meraviglioso “cortile dei diamanti”. Al posto dei diamanti alla fine ci piazzi un bel cartello ad uso dei visitatori con scritto: in questo cortile, fino all’altro ieri, c’era un sacchetto di diamanti.

Questo, per i più esigenti, è il lago di Tovel.

Per quelli che si accontentano, invece, per quelli che come me o sanno farsi una ragione delle delusioni o sanno cavare del buono anche dove – per trovarlo – è necessario lavorar di fantasia, il lago di Tovel e la valle che lo contiene sono una gigantesca scacchiera dove qualcuno gioca una lenta e laboriosa partita di mosse ponderatissime, per far in modo che gli orsi non mangino le immondizie e che una certa particolare rarissima alga si decida a saltar fuori per colorare ancora di rosso le sponde.

Il lago di Tovel è famoso in tutto il mondo per la particolare colorazione amaranto che assumono le acque in prossimità delle rive: fenomeno che non avviene più dall’estate del 1964. Te lo dicono così, semplicemente, quando arrivi li. Sei venuto per vedere qualcosa che non succede più da un sacco di tempo. Sei entrato all’Opera quando la compagnia è già andata a cena.

Scusate, ci siamo sbagliati, pareva un orso ma invece è una bufala.