Due parole sulle soste

Il primo caffè è quello fatto a casa, appena alzati dal letto: ma questo caffè è sempre lo stesso, sia che piova o che ci sia il sole, sia che si vada a lavorare o si salga su una moto. Sono le sette di mattina e questo è già abbastanza.

Ho preso quest’anno l’abitudine, saggia credo, di inserire una prima fermata nei miei viaggi dopo appena una mezz’ora dalla partenza: è la fermata dedicata alla colazione e questa si, può rivelarsi determinante ed influenzare buona parte della giornata.

Tecnicamente è una sosta che serve a sistemare piccoli fastidi, tanto per non portarseli addosso per ore: il guanto appena troppo stretto, il fazzoletto annodato male, le tasche della giacca riempite solo a sinistra, l’occhiale che preme troppo, le mutande che sono salite tra le natiche, un calzino che è sceso, la pipì, etc… cose che succedono a chi si muove e di cui ci si rende conto solo una volta in sella.

Tecnicamente, però, perchè questa sosta ha una sua dimensione tutta spirituale che dipende molto dal profumo della brioches. Entrare in un bar pieno di fumo alle otto di mattina, trovare tutto sostanzialmente grigio e trasandato, vedersi servire un cornetto duro dal giorno prima ed un caffè coi fondi fin sul bordo della tazzina è un duro colpo anche all’entusiasmo più intransigente.

Ho scoperto che, invece, saper scegliere bene i luoghi della colazione significa partire nel modo giusto e predisporsi a godersi il viaggio anzichè subirlo. Un locale illuminato ed ordinato, un barista sereno, una brioches calda arrivata dal forno ed un cappuccio come si deve, magari seduti al tavolino al primo sole all’esterno, aiuta a concentrarsi sul fatto che è bello quello che stiamo facendo e che questa non sarà una giornata qualsiasi.

Nel mio taccuino da qualche tempo annoto anche brevi cenni sui bar, tanto che, quando non sono solo in questi viaggi, vado a colpo sicuro: sembra una cazzata ma posso assicurarvi che non lo è, anzi, è una delicatezza molto apprezzata, tipo lavarsi i denti prima di baciarsi la ragazza.

In generale questo vale comunque per tutte le soste. Una sosta serve a riposare il fisico ma anche a distrarre la mente, o meglio ancora a stimolarla ed arricchirla. Ciò che rimane forse più impresso di un itinerario, per quanto bello sia il percorso, è ciò che vediamo con calma, da fermi o passeggiando, ciò che ci indichiamo l’un l’altro: “Guarda là che colori, senti che profumo, attento alla cacca”. Ricordo il mio primo viaggio in moto, al passo Duran: la foto che ho di quel giorno memorabile è di me sorridente davanti a cinque cassonetti verdi delle immondizie.

Il consiglio è quindi quello di spendere qualche minuto prima di spegnere il motore: infilare la moto o l’auto nel primo buco libero o dove capita può toglierci magari il gusto di vivere in modo più bello il luogo dove ci siamo fermati.

Quando si entra in un paese per la prima volta, ad esempio, non è brutta cosa percorrerlo tutto, lentamente, e poi, ritornando, fermarsi nel posto che più ci ispira: spesso si tratta di poche centinaia di metri, ma molto diversi tra loro.