I sentieri dell’anno mille: il castello di Zumelle

Di storia ne hanno davvero parecchia questi spessi muri di roccia piantati sopra una collina tra la val belluna e il comprensorio del Cesen. Riparatissima, col Piave a vista ma a debita distanza, di questa dimora nobile se ne parla addirittura dall’epoca di Roma.

Dalla torre si vede Feltre, Pedavena e Trichiana e, se il grande fiume non trasuda nebbia, si scorge anche Belluno. Non che i castellani fossero amanti del paesaggio; stavano di vedetta tutto il giorno per una questione di prudenza:

“Ma c’è il mercato oggi a Feltre, ma non era ieri? Ildebrando da Sospirolo, ma che giorno è oggi?”
“E’ giovedì, Ludovico di Sopramonte”
“Allora tocca te, Ildebrando da Sospirolo, star di vedetta se è giovedì”
“No, Ludovico di Sopramonte! Abbiamo fatto a cambio con Gian Federico il Pirla che si fa sabato e anche domenica!”
“Ah già, è vero. Ma guarda a Trichiana, bruciano l’eretico. In anticipo oggi. E guarda a Belluno, fan la procession, bravi, e quanti che sono”
“La procession? Non è la procesion… scampana gnocco, scampana che xe l’ora de la guerra!”

E la campana è rimasta lì, ancora oggi, e un cartello invita chi avvistasse il nemico di suonarla ben forte per chiamare ad adunata i cavalieri. E’ scritto semplicemente così, di badare ad un generico nemico, che non è qualcuno in particolare perchè a forza di cambiar padrone, ad un bel momento, al castello si son stancati: se era scritto attenti ai feltrini, arrivavano proprio i feltrini che buttavano dalle mura trevigiani e cartello, ne facevano un altro con scritto attenti ai bellunesi, e aspettavano. E si capisce, proprio i bellunesi arrivavano: buttavano feltrini e cartello e scrivevano attenti ai Trevigiani, che gira gira ritornavano pure loro. Così han fatto un cartello che andasse bene per tutti, senza bisogno di rifarlo ogni volta, e poi, a un certo punto, dite voi se non portava sfiga.

Il castello di Zumelle è stato per mille anni una specie di multiproprietà, una faccenda personale tra Feltre Belluno e Treviso: a luglio i feltrini, ad agosto i bellunesi. I trevigiani a giugno perchè ormai si sa che in giugno non piove mai e c’è molta meno confusione.

Ma non così precisi, anzi, volavano parole grosse e legnate da una tonnellata: “Toca mi, no toca mi”. E’ morto ammazzato pure un Vescovo e questo al Papa è dispiaciuto. Scomunica ai Trevigiani. “E per penitensa?” Pagare una multa ai Bellunesi. E’ da allora che Treviso è diventata così bigotta.

Farsi gli antichi scalini di quercia che salgono la torre è quasi come avvitare il tempo, e basta saltare il filo della vite per passare come niente da un secolo all’altro. Lance spade scudi armature, perfino il tavolino da lavoro dell’arrotino ed il letto e la mensa dei cavalieri.

Il chiostro, col suo bel pozzo nel mezzo, varrebbe da solo la visita, per la quiete d’altri tempi che racchiude. Ma c’è ancora una chiesetta ed il campo degli armigeri da vedere, e, se non l’avete fatto subito, c’è il giro esterno delle mura, con la vista a strapiombo sul prato sotto il castello.

Il parco sotto il castello col suo manto d’erba e gli alberi e le giostre e il piccolo zoo medievale è un luogo da pic nic di quelli che i bambini si ricorderanno per sempre. Non ci sono problemi di strade da non attraversare o pericoli di sorta: un momento di pace sia per i piccoli che per i loro genitori.

Per farsi servire da un castellano in costume d’epoca è necessario invece salire mezza rampa e fermarsi al piccolo ristorante coi bei tavoli in legno, all’ombra di un notevole sperone di roccia: costa qualcosina in più.

Per visitare il castello siamo partiti comodi da Treviso a metà mattina: primo tratto, di trasferimento, lungo la Feltrina per Montebelluna ad andatura prudente ma sostenuta. Al bivio per Biadene, dopo Montebelluna, si prende a destra e si segue per Valdobbiadene. Sosta del tabacco poco prima di entrare a Crocetta, davanti a Villa Sandi, che all’ombra degli alti cedri è un piacere ammirare.

Si passa il Piave a Vidor proseguendo per Bigolino fino a Valdobbiadene: un giro quasi intero della bella piazza e si scende a sinista verso Segusino. Dopo San Vito all’interno di un tornante troviamo una piccola chiesetta che in autunno dev’essere “qualcosa da togliere il fiato, tanto è coccola”. Parole sue.

Teniamo la sinistra Piave godendoci il fiume e la valle che a tratti si apre su un insieme fitto di colli verdissimi. Piccola variante per Busche, superata la diga sul Piave, per far colazione al Bar Bianco. Imperdibile.

Torniamo sui nostri passi per qualche centinaio di metri ed entriamo nella Val Belluna diretti a Lentiai.

Ben indicato il Castello di Zumelle che si raggiunge lasciando la provinciale, verso destra, salendo e scendendo una strada stretta e ripida davvero godibile, fino ad una laterale a sinistra che porta al colle del castello.

Al ritorno raggiunta Trichiana, città del libro, si rientra nella Marca per il Passo San Boldo, un segno affascinante e profondo quanto il castello, di un periodo importante della nostra storia.